La presa sulla realtà

La vera grandezza delle mani consiste nella loro pazienza. La quiete, rallentatissime attività della mano hanno formato il mondo in cui vorremmo vivere. Elias Canetti – Massa e potere

lasciar

Non è un caso che le nostre mani siano così importanti: ci stanno sempre davanti ed è da lì che parte il nostro impegno nel mondo. Ogni essere umano ha nelle proprie mani un grande potenziale di costruzione e di distruzione. Ogni tecnologia è al fondo un’estensione del potere della mano, in bene o in male. Anche il pensiero è un’estensione pratica della mano, è un’atività che permette di ipotizzare atti e cambiamenti prima che vengano apportati al mondo reale che sta lì fuori – fuori da noi e fuori dal nostro controllo diretto. Ha un che di magico il pensiero-come-estensione-della-mano, l’attività di pensiero come un grande blocco appunti su cui in piccolo fare schizzi di come la realtà dovrebbe venire ad essere dopo la nostra manipolazione.  Il pensiero ci offre la capacità di creare (e distruggere) RAPIDAMENTE  modelli astratti, di farci esistere in un come-se simile al reale ma ad esso radicalmente alieno.

Può succedere – e in REALTA’ succede -  che le persone si rendano assuefatte alla potenza rapida e modellizzante del pensiero, che ad esso sacrifichino la realtà immediata, lenta e sapida dei sensi. Ci si può trovare ad apprezzare l’astrattezza dei modelli e ad amare la loro potenza quasi infinita: si può pensare di tutto, fare e disfare con il tocco di un mouse, con una penna! Questa grande quantità di FARE è tutta in “potenza”, per la nostra immaginazione la coscienza ha il valore della bambolina magica per il primitivo, o del giocattolo per il bambino piccolo: sono modellini fortemente connessi al reale, alimentano un senso di sicura presa sulla mutabile materialità del mondo.

La meditazione è la forma più pura e tradizionale di sospensione del pensiero cosciente.  Meglio è una pratica che permette due principali attività. La prima è l’osservazione dei nostri processi di pensiero così come avvengono dentro la nostra testa, la seconda è l’accostamento di questi processi di pensiero alle nostre funzioni sensoriali e fisiologiche. Attraverso una pratica prolungata della meditazione i nostri processi mentali vengono sperimentati come rappresentazioni di fenomeni esterni ed interni a noi. Queste rappresentazioni – pensieri – hanno una realtà ben distinta da quelle che toccano i nostri sensi, ne sono una copia pallida, metaforica, astratta. Non sono la cosa stessa.

E’ il rallentamento, meglio ancora l’immobilità, che evidenzia tutto quel fare e disfare mentale, quell’agitarsi ipotetico di mani dentro la nostra testa. Con un po’ di pratica la meditazione ci rende evidente esperienzialmente il processo di pensare, ipotizzare mentre avviene. Il pensiero assume la consistenza di una costante proliferazione di ipotesi, giudizi e valutazioni dalle quali possiamo emergere. Il sapore di un frutto, la morbidezza di un tessuto a questo punto assumono la freschezza di un risveglio. Il silenzio diventa supremamente interessante.

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