Scritto da Piergiulio | Pubblicato: 30 novembre 2009
Il counseling e la terapia hanno funzioni diverse. Il counseling affronta dei problemi e delle questioni aperte per il cliente cercando di sostenere le attitudini e i punti di forza della persona. Il counselor e il suo cliente lavorano nel qui-e-ora della seduta: ciò che accade durante la seduta tra i due è rilevante; la seduta è una specie di “laboratorio” in cui il cliente può mettere in atto dei comportamenti nuovi, sperimentare parti di sè che non aveva individuato o aveva sottostimato. Il counselor ha la funzione di sostenere questo processo di scoperta di nuove abilità e sensibilità da parte di una persona che sta vivendo un momento di difficoltà.
La terapia, almeno nelle sue forme più canoniche, lavora sull’interpretazione del significato dei sintomi. I sintomi sono dei comportamenti o delle attitudini mentali disfunzionali – come ad esempio l’autopunizione, le dimenticanze, gli attacchi di panico – che rendono la vita di una persona difficoltosa e penosa. I sintomi sono le manifestazioni di una patologia sottostante: il terapeuta usa il lavoro di interpretazione dei sintomi per curare la patologia. Il lavoro interpretativo spesso richiede una sorta di ricostruzione storica del sintomo (quando è iniziato, in che circostanze è apparso, quali erano le persone di riferimento in quel momento…) che porta analista e paziente ad un lavoro di scavo nella memoria che può durare anche molto tempo. Il lavoro di scoperta e attivazione del potenziale umano e quello di scavo storico hanno applicazioni diverse e sono fruttosi in diversi momenti della vita di un individuo.
Un lavoro terapeutico di profondità e analitico può essere portato avanti per far fronte a situazioni di disagio persistenti, difficili e dolorose: è il caso di pazienti che solo con enorme fatica riescono a portare avanti una vita normale. Il lavoro di counseling è opportuno nel caso in cui una persona voglia mettere in gioco nuove parti di sè, per affrontare un momento critico della propria esistenza – prendendosi il diritto di scegliere una vita più appagante e completa.
Counseling e terapia
Il counseling e la terapia hanno funzioni diverse. Il counseling affronta dei problemi e delle questioni aperte per il cliente cercando di sostenere le attitudini e i punti di forza della persona. Il counselor e il suo cliente lavorano nel qui-e-ora della seduta: ciò che accade durante la seduta tra i due è rilevante; la seduta è una specie di “laboratorio” in cui il cliente può mettere in atto dei comportamenti nuovi, sperimentare parti di sè che non aveva individuato o aveva sottostimato. Il counselor ha la funzione di sostenere questo processo di scoperta di nuove abilità e sensibilità da parte di una persona che sta vivendo un momento di difficoltà.
La terapia, almeno nelle sue forme più canoniche, lavora sull’interpretazione del significato dei sintomi. I sintomi sono dei comportamenti o delle attitudini mentali disfunzionali – come ad esempio l’autopunizione, le dimenticanze, gli attacchi di panico – che rendono la vita di una persona difficoltosa e penosa. I sintomi sono le manifestazioni di una patologia sottostante: il terapeuta usa il lavoro di interpretazione dei sintomi per curare la patologia. Il lavoro interpretativo spesso richiede una sorta di ricostruzione storica del sintomo (quando è iniziato, in che circostanze è apparso, quali erano le persone di riferimento in quel momento…) che porta analista e paziente ad un lavoro di scavo nella memoria che può durare anche molto tempo. Il lavoro di scoperta e attivazione del potenziale umano e quello di scavo storico hanno applicazioni diverse e sono fruttosi in diversi momenti della vita di un individuo.
Un lavoro terapeutico di profondità e analitico può essere portato avanti per far fronte a situazioni di disagio persistenti, difficili e dolorose: è il caso di pazienti che solo con enorme fatica riescono a portare avanti una vita normale. Il lavoro di counseling è opportuno nel caso in cui una persona voglia mettere in gioco nuove parti di sè, per affrontare un momento critico della propria esistenza – prendendosi il diritto di scegliere una vita più appagante e completa.
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