Le cose che non so di sapere

Nel 2003 ho partecipato ad una conferenza pubblica di Slavoj Zizek alla Universidad de Buenos Aires che aveva come tema lo sviluppo del concetto di ideologia. Nell’illustrare l’ideologia come una forma di “sapere” Zizek riportava una distinzione fatta da Donald Rusmfeld ex-segretario della difesa USA durante una delle sue (in)famose conferenze stampa/bollettino di guerra del 2002. Nel tentativo di tracciare l’indice di pericolosità di Saddham Hussein dice che esistono in Iraq “unknown unknows”, eventi e fatti che, nonostante l’attività di intelligence americana, non si sa di non sapere:

As we know,
There are known knowns.
There are things we know we know.
We also know
There are known unknowns.
That is to say
We know there are some things
We do not know.
But there are also unknown unknowns,
The ones we don’t know
We don’t know.

—Feb. 12, 2002, Department of Defense news briefing

Rumsfeld ritiene che esistono:

- Cose che si sanno di sapere: io so che su questo tavolo c’è, per esempio, una mela;
- Cose che si sa di non sapere: non so quante forchette ci sono nel cassetto;
- Cose che non si sa di non sapere: sono convinto del fatto che nel cassetto ci sia un coltello che in realtà non c’è;

La quarta categoria sfugge al discorso di Rumsfeld ma è importante per una riflessione sull’inconscio.
- Cose che non si sa di sapere: cose che sappiamo “inconsciamente”.

Sicuramente il sapere della quarta categoria è il più misterioso: sappiamo delle cose senza esserne coscienti. Dice Zizek questo sapere “è fatto delle fantasie e dei giudizi dei quali non siamo coscienti che però controllano e determinano le nostre azioni”.  L’ideologia è qualcosa di irriflesso che supera noi stessi, è il dominio dell’inconscio di Freud. Ci sono dentro di noi dei concetti e dei giudizi che influenzano le nostre azioni e la nostra esperienza. Freud andò alla ricerca di questo sapere – che il paziente per primo non conosce -  seguendo le libere associazioni dei pazienti e offrendo acute interpretazioni dei giochi di cancellazione, rimozione e spostamento presenti nei sogni, nei lapsus e nei motti si spirito. Il ruolo del terapeuta era (ed è) quello di restituire al paziente il contenuto nascosto di questo sapere, aggirando la resistenza.

Le “cose che non si sa di sapere” possono essere portate alla luce della consapevolezza anche  attraverso la meditazione, In questo caso è l’attenzione continua e sostenuta al qui-e-ora a renderci consapevoli dei contenuti mentali che solitamente sfuggono alla nostra attenzione. Stare attenti a tutto ciò che si presenta alla coscienza, indistintamente, continuamente. Il metodo della consapevolezza ha una radice distinta da quella della psicoanalisi. In Freud la scoperta dei contenuti nascosti (rimossi) avviene a partire da un indagine razionale del significato degli indizi (sintomi). Si parte da un “sapere” razionale e chiaro, per estenderlo verso lo sconosciuto. Nella meditazione si parte dal polo opposto, dal dalla mancanza di qualsiasi indagine, lontano il più possibile dal discorso-pensiero: nel silenzio e nel corpo.

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