Scritto da Piergiulio | Pubblicato: 3 dicembre 2009
La parola counseling, portata in un contesto linguistico italiano, ricorda consiglio. Si potrebbe essere portati a pensare che il counselor offra consigli, suggerimenti su come miglorare la propria qualità della vita o risolvere un problema che ci sta a cuore. Il consiglio è un atto verbale che suggerisce un’azione: fai così e le cose andranno meglio per te. Un consiglio idealmente deve provenire da una persona che ci ama e che ci stima: potrebbe essere un amico, un membro della famiglia che realmente vuole prendersi cura di noi dandoci un’indicazione.
Consiglio di non leggere in bici
Il counselor in linea generale non offre dei consigli o delle linee guida su azioni che potrebbero o dovrebbero essere intraprese. Per identificare il tipo di supporto che un counselor offre ai propri clienti, nella pratica della Gestalt si utilizza la parola sostegno. Il counselor deve essere sostenente nei confronti del cliente. Il sostegno, più che un’azione, è una sorta di attitudine che guida il lavoro del counselor nel qui-e-ora del momento presente. Essere sostenente significa permettere al proprio cliente di sperimentare e vivere differenti parti di sé prima di intraprendere una nuova azione.
Corrado Pensa ha detto che siamo un “sacco di abitudini che camminano su due gambe”, sottolineando il fatto che molte delle nostre azioni sono automatiche. Di fronte ad una situazione nuova tendiamo a ripetere modi di reagire che ci sono stati utili in passato – non necessariamente i più efficaci o i meno dolorosi. Offire sostegno, tra le altre cose, significa sperimentare nuovi modi di rispondere a delle situazioni critiche. Dare sostengno non è necessariamente fare qualcosa e spesso non è nemmeno indicare una via, una possibile azione. Sostenere significa aiutare il cliente a prendersi del tempo per “stare” lucidamente in una situazione problematica, osservando le proprie reazioni e restando in ascolto delle proprie emozioni. E’ da questo stare in ascolto che sorge l’impulso a mettere in campo una soluzione innovativa (e non ripetitiva) ad un problema. A questo punto una soluzione nuova può essere effettivamente e consapevolemnte scelta dal cliente.
Sostenere e consigliare
La parola counseling, portata in un contesto linguistico italiano, ricorda consiglio. Si potrebbe essere portati a pensare che il counselor offra consigli, suggerimenti su come miglorare la propria qualità della vita o risolvere un problema che ci sta a cuore. Il consiglio è un atto verbale che suggerisce un’azione: fai così e le cose andranno meglio per te. Un consiglio idealmente deve provenire da una persona che ci ama e che ci stima: potrebbe essere un amico, un membro della famiglia che realmente vuole prendersi cura di noi dandoci un’indicazione.
Consiglio di non leggere in bici
Il counselor in linea generale non offre dei consigli o delle linee guida su azioni che potrebbero o dovrebbero essere intraprese. Per identificare il tipo di supporto che un counselor offre ai propri clienti, nella pratica della Gestalt si utilizza la parola sostegno. Il counselor deve essere sostenente nei confronti del cliente. Il sostegno, più che un’azione, è una sorta di attitudine che guida il lavoro del counselor nel qui-e-ora del momento presente. Essere sostenente significa permettere al proprio cliente di sperimentare e vivere differenti parti di sé prima di intraprendere una nuova azione.
Corrado Pensa ha detto che siamo un “sacco di abitudini che camminano su due gambe”, sottolineando il fatto che molte delle nostre azioni sono automatiche. Di fronte ad una situazione nuova tendiamo a ripetere modi di reagire che ci sono stati utili in passato – non necessariamente i più efficaci o i meno dolorosi. Offire sostegno, tra le altre cose, significa sperimentare nuovi modi di rispondere a delle situazioni critiche. Dare sostengno non è necessariamente fare qualcosa e spesso non è nemmeno indicare una via, una possibile azione. Sostenere significa aiutare il cliente a prendersi del tempo per “stare” lucidamente in una situazione problematica, osservando le proprie reazioni e restando in ascolto delle proprie emozioni. E’ da questo stare in ascolto che sorge l’impulso a mettere in campo una soluzione innovativa (e non ripetitiva) ad un problema. A questo punto una soluzione nuova può essere effettivamente e consapevolemnte scelta dal cliente.
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