Scritto da Piergiulio | Pubblicato: 18 gennaio 2010
“Percepisco i miei sentimenti e le mie emozioni senza essere costretto/a a reagirvi.”
“Osservo i miei sentimenti senza perdermi in essi.”
“Mentre cammino, sto attento/a aIle sensazioni del mio corpo che si sta muovendo.”
“Mi accorgo di come i cibi e Ie bevande influenzano i miei pensiri, le mie sensazioni corporee e le mie emozioni.”
“Resto intenzionalmente consapevole dei miei sentimenti.”
[Mi accorgo che] “svolgo dei compiti automaticamente, senza essere consapevole di quello che faccio”
[Mi accorgo che] “mi distraggo molto facilmente.”
“Sono bravo a a trovare parole che descrivano i miei sentimenti.”
“Riesco facilmente a trovare Ie parole per esprimere Ie mie credenze, le mie opinioni e le mie aspettative.”
[Mi accorgo di come] “mi rimprovero di avere emozioni irrazionali o inappropriate.”
[Mi accorgo di come] “dico a me stesso che non dovrei sentirmi nel modo in cui mi sento.” [Mi accorgo di come] “quando i miei pensieri o immagini mi turbano giudico me stesso come buono o come cattivo, a seconda del contenuto del pensiero o dell’immagine.”
Alcuni aspetti della consapevolezza, in “Mindfulness e Cervello” di Daniel J. Siegel – Cortina Editore
La consapevolezza è un risultato della pratica meditativa: se ti siedi a meditare finisci, presto o tardi, per acquisire consapevolezza. Coltivando la pianta della meditazione ottieni un più o meno abbondante raccolto di consapevolezza. Attraverso la meditazione potrai raggiungere l’illuminazione o resterai legato al ciclo delle nascite, raggiungerai più o meno definitivamente il Nirvana, il Walhalla, il Paradiso, la Laurea, ti unirai più o meno all’Uno o alla Natura; ma una cosa è certa, acquisirai consapevolezza.
Filosofi, monaci e guru e più recentemente medici hanno prodotto una tale mole di scritti sulla consapevolezza che per capire di cosa stiamo parlando è diventato praticamente indispensabile acquisirla di prima persona, attraverso la pratica (una delle tante). Tra l’altro sul fatto che la pratica sia un’ottimo punto di partenza per capire la consapevolezza sono daccordo più o meno tutti i grandi maestri a partire dal più famoso, Buddha.
Vi invito a leggere moooolto leeeentameeeente la lista delle osservazioni fatte dai meditatori, provate a farlo per qualche minuto. Questo sarà sufficiente per capire di cosa stiamo parlando e cosa si può acquisire, o meglio diventare, attraverso la meditazione. Se ci fidiamo delle parole dei meditatori (potrebbero mentire?), pare che la consapevolezza sia prima di tutto un cambiamento del modo in cui facciamo conoscenza di noi e del mondo. Ha a che fare col modo in cui il sè si relaziona alle emozioni e ai sentimenti, uno modo allo stesso tempo più stabile, più libero e più ricco. Mi permette di sperimentare i pensieri appunto come pensieri, accanto e insieme al mio corpo, alle mie emozionie alle mie sensazioni. La consapevolezza ha a che fare con l’incremento dell’attenzione che dedico alle azioni del mio corpo, spontanee o volute. Con maggiore consapevolezza si affina il mio linguaggio e mi rendo più comprensibile a me stesso, non mi perdo nelle parole.
La consapevolezza ha anche un’aspetto etico, sospende i giudizi che ho su di me e sugli altri (buono/cattivo, bello/brutto etc…), mi permette di sostituire giudizi vecchi con giudizi nuovi: più morbidi, comprendenti, meno violenti. La consapevolezza mi rende tutto sommato più socievole, aperto e sensibile. Acquisire consapevolezza non è prendere una cosa, mangiarla, acquistarla fosse anche una “caratteristica”: acquisire consapevolezza è cambiare tutto me stesso – senza paura.
Cos’è la consapevolezza?
“Percepisco i miei sentimenti e le mie emozioni senza essere costretto/a a reagirvi.”
“Osservo i miei sentimenti senza perdermi in essi.”
“Mentre cammino, sto attento/a aIle sensazioni del mio corpo che si sta muovendo.”
“Mi accorgo di come i cibi e Ie bevande influenzano i miei pensiri, le mie sensazioni corporee e le mie emozioni.”
“Resto intenzionalmente consapevole dei miei sentimenti.”
[Mi accorgo che] “svolgo dei compiti automaticamente, senza essere consapevole di quello che faccio”
[Mi accorgo che] “mi distraggo molto facilmente.”
“Sono bravo a a trovare parole che descrivano i miei sentimenti.”
“Riesco facilmente a trovare Ie parole per esprimere Ie mie credenze, le mie opinioni e le mie aspettative.”
[Mi accorgo di come] “mi rimprovero di avere emozioni irrazionali o inappropriate.”
[Mi accorgo di come] “dico a me stesso che non dovrei sentirmi nel modo in cui mi sento.”
[Mi accorgo di come] “quando i miei pensieri o immagini mi turbano giudico me stesso come buono o come cattivo, a seconda del contenuto del pensiero o dell’immagine.”
Alcuni aspetti della consapevolezza, in “Mindfulness e Cervello” di Daniel J. Siegel – Cortina Editore
La consapevolezza è un risultato della pratica meditativa: se ti siedi a meditare finisci, presto o tardi, per acquisire consapevolezza. Coltivando la pianta della meditazione ottieni un più o meno abbondante raccolto di consapevolezza. Attraverso la meditazione potrai raggiungere l’illuminazione o resterai legato al ciclo delle nascite, raggiungerai più o meno definitivamente il Nirvana, il Walhalla, il Paradiso, la Laurea, ti unirai più o meno all’Uno o alla Natura; ma una cosa è certa, acquisirai consapevolezza.
Filosofi, monaci e guru e più recentemente medici hanno prodotto una tale mole di scritti sulla consapevolezza che per capire di cosa stiamo parlando è diventato praticamente indispensabile acquisirla di prima persona, attraverso la pratica (una delle tante). Tra l’altro sul fatto che la pratica sia un’ottimo punto di partenza per capire la consapevolezza sono daccordo più o meno tutti i grandi maestri a partire dal più famoso, Buddha.
Vi invito a leggere moooolto leeeentameeeente la lista delle osservazioni fatte dai meditatori, provate a farlo per qualche minuto. Questo sarà sufficiente per capire di cosa stiamo parlando e cosa si può acquisire, o meglio diventare, attraverso la meditazione. Se ci fidiamo delle parole dei meditatori (potrebbero mentire?), pare che la consapevolezza sia prima di tutto un cambiamento del modo in cui facciamo conoscenza di noi e del mondo. Ha a che fare col modo in cui il sè si relaziona alle emozioni e ai sentimenti, uno modo allo stesso tempo più stabile, più libero e più ricco. Mi permette di sperimentare i pensieri appunto come pensieri, accanto e insieme al mio corpo, alle mie emozionie alle mie sensazioni. La consapevolezza ha a che fare con l’incremento dell’attenzione che dedico alle azioni del mio corpo, spontanee o volute. Con maggiore consapevolezza si affina il mio linguaggio e mi rendo più comprensibile a me stesso, non mi perdo nelle parole.
La consapevolezza ha anche un’aspetto etico, sospende i giudizi che ho su di me e sugli altri (buono/cattivo, bello/brutto etc…), mi permette di sostituire giudizi vecchi con giudizi nuovi: più morbidi, comprendenti, meno violenti. La consapevolezza mi rende tutto sommato più socievole, aperto e sensibile. Acquisire consapevolezza non è prendere una cosa, mangiarla, acquistarla fosse anche una “caratteristica”: acquisire consapevolezza è cambiare tutto me stesso – senza paura.
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