Scritto da Piergiulio | Pubblicato: 10 gennaio 2010
Durante una seduta di counseling gestalt può accadere che il counselor proponga al cliente un esperimento. Questo avviene quando cliente e counselor sentono il bisogno di andare oltre lo scambio esclusivamente verbale. Dopo aver portato attenzione ad una situazione di blocco counselor e cliente possono sentire l’esigenza di mettere alla prova alcune ipotesi su possibili azioni da prendere nella vita quotidiana.
Finchè counselor e cliente “parlano” il cambiamento resta un’opzione tutto sommato astratta ed ipotetica: potrei fare questo, dire quello. Lo scambio verbale ha a che vedere con il fare e l’azione solo in modo mediato, principalmente crea ad un teatro mentale che non ha una relazione relazione diretta con l’attività fisica nel mondo: si resta al livello di “si potrebbe”.
L’esperimento proietta il counselor e il cliente in un gioco radicalmente diverso, quella dell’azione fisica nel mondo reale. Si tratta di una drammatizzazione simile a quella svolta da un attore: l’azione diventa il fuoco del lavoro, il gesto acquista importanza, insieme allo spazio scenico. I corpi del counselor e del cliente acquisiscono spessore e fisicità. L’uso di cuscini o sedie, a simulare comportamenti e posizioni, avvicina il counselor e il cliente alla possibilità di un’azione nel mondo reale – la simula molto più vivacemente che un puro scambio verbale.
Attraverso la drammatizzazione il cliente prova, insieme al counselor, a rispondere in modo diverso ad una situazione vissuta come insoddisfacente o dolorosa. Se un individuo si trova sovente – per esempio - nella situazione di dover sacrificare il perseguimento di un proprio desiderio a favore di quello del partner o di una persona di riferimento (datore di lavoro, figura parentale erc…) è possibile simulare la situazione in cui il cliente è in controllo delle proprie scelte e della propria vita. Allo stesso modo un esperimento può andare nella direzione opposta: quella di sperimentare la situazione in cui il cliente è completamente e irrimediabilmente strumento e oggetto degli altri.
La funzione di esperimenti di questo genere è quello di portare il cliente al esplorare le emozioni/sensazioni che prova e di dare voce ad una (o più) polarità del proprio essere. Il passo successivo per ogni cliente è quello di integrare gradualmente i risultati della sperimentazione all’interno della vita quotidiana.
L'esperimento gestaltico: rendere vere le parole
Durante una seduta di counseling gestalt può accadere che il counselor proponga al cliente un esperimento. Questo avviene quando cliente e counselor sentono il bisogno di andare oltre lo scambio esclusivamente verbale. Dopo aver portato attenzione ad una situazione di blocco counselor e cliente possono sentire l’esigenza di mettere alla prova alcune ipotesi su possibili azioni da prendere nella vita quotidiana.
Finchè counselor e cliente “parlano” il cambiamento resta un’opzione tutto sommato astratta ed ipotetica: potrei fare questo, dire quello. Lo scambio verbale ha a che vedere con il fare e l’azione solo in modo mediato, principalmente crea ad un teatro mentale che non ha una relazione relazione diretta con l’attività fisica nel mondo: si resta al livello di “si potrebbe”.
L’esperimento proietta il counselor e il cliente in un gioco radicalmente diverso, quella dell’azione fisica nel mondo reale. Si tratta di una drammatizzazione simile a quella svolta da un attore: l’azione diventa il fuoco del lavoro, il gesto acquista importanza, insieme allo spazio scenico. I corpi del counselor e del cliente acquisiscono spessore e fisicità. L’uso di cuscini o sedie, a simulare comportamenti e posizioni, avvicina il counselor e il cliente alla possibilità di un’azione nel mondo reale – la simula molto più vivacemente che un puro scambio verbale.
Attraverso la drammatizzazione il cliente prova, insieme al counselor, a rispondere in modo diverso ad una situazione vissuta come insoddisfacente o dolorosa. Se un individuo si trova sovente – per esempio - nella situazione di dover sacrificare il perseguimento di un proprio desiderio a favore di quello del partner o di una persona di riferimento (datore di lavoro, figura parentale erc…) è possibile simulare la situazione in cui il cliente è in controllo delle proprie scelte e della propria vita. Allo stesso modo un esperimento può andare nella direzione opposta: quella di sperimentare la situazione in cui il cliente è completamente e irrimediabilmente strumento e oggetto degli altri.
La funzione di esperimenti di questo genere è quello di portare il cliente al esplorare le emozioni/sensazioni che prova e di dare voce ad una (o più) polarità del proprio essere. Il passo successivo per ogni cliente è quello di integrare gradualmente i risultati della sperimentazione all’interno della vita quotidiana.
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