Il cappello aziendale

bowler-hat-red

Fare un certo lavoro significa molto per molte persone. Avere un lavoro, un titolo e un ruolo, magari in una grande azienda è una parte importante della personalità di molti individui oggi. Più che lo status, legato al censo e in definitiva al consumo, ciò a cui teniamo di più è un’insieme di convinzioni ed attitudini che mettiamo in atto costantemente durante il lavoro, nell’operatività quotidiana. Facciamo certe cose in ambito aziendale quindi siamo un certo tipo di persona. E’ come se la nostra operatività ci rimandasse una certa immagine di noi, che si cristallizza sottoforma di “io”.

Si spendono molte ore con il cappello aziendale in testa (soprattutto in questi giorni di “crisi”). Con quel cappello in testa ci si presenta ad altri, si prendono decisioni che possono avere impatto sui sottoposti. Con quel cappello in testa si deve rendere conto di come si è svolto un lavoro, con quale efficienza e quale efficacia. Spesso nei progetti lavorativi vengono investite moltissime energie, tempo e vita. Il risultato è quello di avere una vita professionale di successo, che garantisce soffisfazione oltre alla sussistenza. Quella vita professionale rimanda anche un quadro della persona, delle sue caratteristiche peculiari, frequentemente risponde alla domanda “chi sono io?”.

Con gli anni, e anche con la passione per un certo lavoro, i comportamenti e le attitudini lavorative tendono a diventare parte integrante di una persona; possono diventare tratti dello stile di una persona che sono messi in campo anche nella vita privata, quella lontana dall’azienda. Il counseling serve – in alcuni casi -  a togliere il cappello aziendale dalla testa e valutare quanti e quali di quei comportamenti sono efficaci nella vita quotidiana fuori dal lavoro. Quanti dei comportamenti messi in atto per rispondere ai bisogni aziendali sono di fatto utili anche a casa, con la moglie e i figli? Aiutano la coltivazione di amicizie e relazioni personali soddisfacenti? Sono valutazioni che ogni persona ed ogni cliente fa grazie alla possibiltà di “togliersi il cappello aziendale” e riflettere in un ambiente protetto a cosa quel cappello significhi. Quanti sforzi si sono fatti per ottenerlo, quanta parte della vita ha preso, quanta soddisfazione ci ha dato. Può essere utile, in certi momenti della propria vita fare du chiacchiere con quel cappello, un po’ come se appartenesse ad un estraneo – per osservare quanto spesso entra nei nostri discorsi e nei nostri valori.

Il counseling gestalt facilita questo discorso aperto e franco con il nostro ruolo professionale, con le scelte fatte nella vita con lo scopo di prendere nuova forza per un cambiamento che a volte si rende necessario. Chi ha detto che quel cappello non si possa sistemare, o che non se ne possa andare a cercare uno che ci rappresenta meglio, più intimamente.

Liberamente riproducibile, Creative Commons non commerciale – non opere derivate

Questo articolo è stato pubblicato in lavoro e carriera e ha le etichette , , , , . Aggiungi ai preferiti: link permanente. Scrivi un commento o lascia un trackback: Trackback URL.

Scrivi un Commento

Il tuo indirizzo Email non verra' mai pubblicato e/o condiviso. I Campi obbligatori sono contrassegnati con *

*
*

Puoi usare questi HTML tag e attributi: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

  • Piergiulio Poli
    Counselor Gestalt a Torino

    cell: 327.6640527
    email: io CHIOCC cambiodentro PUNTO it

    P.IVA 10247640013
    Reg. Assocounseling n. A0263

Switch to our mobile site