Depressione

é una parola che crea  imbarazzo e vergogna. E’ in imbarazzo chi, riferendosi a qualcun’altro, dice “lui mi sembra depresso”; il suo imbarazzo è quello di chi fatica a trovare una parola che significhi quella mancanza di vitalità e quel tormento – per sè e per gli altri – che è la depressione. La vergogna è uno dei sentimenti chiave del depresso: il suo pudore copre il disagio di rendere pubblico attraverso la parola ciò che gli altri vedono nella curva delle spalle, nel tono spento della voce, nella diminuita loquacità, nel disinteresse nella vita.

Le cose normali della vita rappresentano un peso eccessivo per il depresso, tutto sembra sproporzionatamente stancante. Il tran tran quotidiano è una ruota che gira senza senso. Svanisce il piacere, e la volontà di stare bene, di darsi un sostegno, una spinta. In alcuni casi interviene il piacere di punirsi con la depressione, rincara la dose di depressione per se stesso il depresso. In altri casi è semplicemente un sordo dolore che si manifesta con uno spegnimento, un abbattimento e appesantimento del corpo, dei pensieri, di tutto l’essere di un individuo.

Dare sostegno ad una persona  depressa significa affrontare la sua pesantezza, la sua ripetitività sorda, il pessimismo rilasciato fisicamente e verbalmente nell’ambiente, in ogni momento. Le lamentele, il senso di impossibilità e l’immutabilità dell’impossibilità. Le richieste di aiuto sono indirette, timorose, imprecise. Ci va compassione, attenzione alle apparentemente impercettibili variazioni dell’umore. Ci va la pazienza di vedere il lavoro fatto insieme smontato di volta in volta.  Ci va la capacità di sostenere i semi di novità, di imprevedibilità, la buona fortuna cercata e trovata.

L’intervento di counseling è finalizzato a lavorare sulla parte “sana” della persona depressa, sostiene l’esplorazione di nuove modalità di interazione col mondo e con i propri vissuti pesanti. E’ importante che l’intervento del counselor sia limitato nel tempo e che intervenga sulle modalità conscie del cliente. Depressioni profonde, ricorrenti, in cui si presentino tendenze suicide o autodistruttive richiedono un invio a figure specializzate in grado di utilizzare strumenti diagnostici adeguati autorizzati all’uso di medicinali.

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Un Commento

  1. Franco
    Pubblicato 8 luglio 2010 alle 10:09 | Link Permanente

    La vergogna è effettivamente un’aspetto sottovalutato

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