Fare nulla: il processo corporeo


La nuda esperienza del proprio corpo consiste di qualcosa ben differente dal nulla (=niente), restare fermi e portare attenzione al proprio corpo rivela una grande quantità di eventi ma anche di processi: alcune esperienze corporee avvengono l’una di seguito all’altra – soprattutto quando la nostra attenzione inizia a focalizzarsi su di esse.

Ecco come funziona un lavoro sulla consapevolezza durante una seduta di counseling gestalt. Il cliente si siede su una sedia tenendo la schiena discosta dallo schienale con i piedi ben piantati a terra. Chiude gli occhi. Si dà il tempo di osservare, e semplicemente stare con quello che succede. Non si tratta di “pensare” a ciò che avviene nel corpo del cliente, piuttosto si tratta di restare aperti e recettivi a tutto ciò che avviene all’interno del corpo. Abbastanza rapidamete un nuovo mondo appare: ogni parte del corpo sperimenta delle sensazioni, ci sono emozioni, tensioni, variazioni di temperatura.  In verità, con un minimo di pratica, ci si accorge che moltissimo succede quando non facciamo nulla.

Non ci sono parole adeguate per descrivere ognuno dei numerosissimi eventi corporei che avvengono contemporaneamente nel nostro corpo: il linguaggio verbale si arena di fronte ad esperienze che gli sono poco o nulla famigliari. Il linguaggio verbale è uno strumento che si è sviluppato per la gestione della vita interpersonale in uno stato di veglia più o meno vigile. Ci può aiutare moltissimo se dobbiamo chiedere a qualcuno di passarci il sale o di farci una lettera di raccomandazione, è praticamente inutile se dobbiamo descrivere l’evanescente susseguirsi di sensazioni all’interno del nostro addome. Anche linguaggi astratti, formali  e convenzionali come quelli della logica o della matematica non possono essere d’aiuto nel descrivere la propria esperienza del corpo; questa esperienza si fa in prima persona – ognuno per sè. Persino coloro che professionalmente si sono impegnati a trasmettere la pratica della meditazione (monaci e sciamani) hanno deliberatamente tralasciato di creare una provincia specializzata del linguaggio verbale: questo avrebbe impegnato la testa e distratto i discepoli dalla cosa più importante, l’esperienza.

La pura apertura all’ascolto di tutto il corpo è un’esperienza che è possibile fare, ma è molto più diffusa l’attenzione selettiva ad una parte del nostro corpo, ad un‘emozione o ad una sensazione. L’attenzione tende a focalizzarsi, a fermarsi su qualcosa che l’attira anche per un breve momento – prima di passare ad altro. E’ possibile “seguire” questa sequenza di momenti di attenzione e consapevolezza, considerandoli come un processo.  Evdentemente questo processo non è un effetto “naturale” proveniente dal nostro corpo, si tratta piuttosto dell’interazione tra eventi corporei ed eventi di coscienza (attenzione). Si può dire che il processo è appunto l’intersezione tra eventi di coscienza e corporei.

Apprezzare il processo “naturale” dell’attenzione verso il corpo è di per sè un intervento che va nella direzione dello sviluppo personale:

- Il cliente (e anche il counselor) ha modo di distinguere (=differenziare) i propri stati emotivi, i propri pensieri, e le proprie sensazioni.
- Mette in contatto il cliente con il suo essere in modo più completo portandolo ad indentificarsi e ri-appropriarsi del suo corpo.
- Aiuta ad dentificare il modo in cui emozioni, pensieri e sensazioni si influenzano vicendevolmente.
- Dimunisce l’iperattivita dell’attività mentale, inducendo calma.
- Permette all’individuo di riconoscere e “gestire” al meglio emozioni e sensazioni ansiogene ricorrenti.

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