La teoria paradossale del cambiamento

Questa teoria può essere formulata in questo modo: il cambiamento avviene quando qualcuno diventa chi è, non quando cerca di diventare chi non è. Il cambiamento avviene solo quando una persona diventa cosciente di sè, dei propri bisogni, della propria situazione di vita e li accetta. Il mantenimento di un divario (mentale) tra ciò che una persona è e ciò che vorrebbe essere è un impedimento ad un cambiamento reale.

Le persone che incontro tutti i giorni esprimono chiaramente la loro necessità di cambiamento attraverso cogitazioni prodotte a loro uso e consumo oppure comunicando verbalemente agli altri.  Immancabilmente questi pensieri e  verbalizzazioni hanno per oggetto delle fantasie (“come sarebbe bello se…”, “se avessi”, “quando sarò ricco…”) oppure si solidificano in lamentele ed auto-accuse (“come sono stupido/sfortunato”, “vengo da una famiglia povera”, “sto male”, “il lavoro non va”).

Alcune persone si prendono la briga di andare oltre le parole (pensate o dette) inserendo volontariamente nella propria vita dosi più o meno massicce di cambiamento. Cambiano lavoro, fidanzata, città, naso, sport; eppure non cambiano realmente. E’ come se questi cambiamenti iniettati nella propria vita  riguardassero qualcun’altro, sono dei cambiamenti apparenti che conducono scarsa soddisfazione. Per quanto faticosi danno risultati simili a quelli ottentuti dalla persona che vive di fantasie o che si lamenta/auto-tortura: nessun cambiamento.

In tutti i casi mostrati sopra l’energia necessaria per attivare un cambiamento reale resta intrappolata nell’operazione costante (ed estenuante) di mantenere aperto il divario tra ciò che si è e ciò che si dovrebbe essere. Il cambiamento paradossale è quello sperimentato da coloro che sospendono ogni tentatitvo conscio di cambiare: lasciando cadere le aspettative il divario tra ciò che dovrebbe essere e ciò che è si annulla, trova un suo grado zero, una quiete. Il cambiamento avviene.

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Un Commento

  1. Alex
    Pubblicato 30 settembre 2010 alle 21:26 | Link Permanente

    Direi che sei un campione di sintesi e questo pezzo di saggezza, se fossimo in grado di capirlo e “applicarlo”, basterebbe da solo a portarci oltre tutte le paure e le nevrosi.

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